ROCCHE E CASTELLI

Viaggio tra le antiche fortezze dell’entroterra marchigiano, nel Ducato di Montefeltro, tra storia e leggenda.

Definito nido di santi e tiranni, il Ducato coincide oggi con parte della regione Marche, nelle province di Pesaro-Urbino e Ancona, e con un lembo di terra umbra. Un territorio solcato da valli regolari, tra Appennino e Adriatico, in cui è forte il richiamo dell’atmosfera medioevale, con la durezza dei rilievi e l’imponenza delle rocche. Qui ogni borgo è teatro di storie e leggende. La “Terra del Duca”, con castelli fortificati, torri e centri cinti da mura massicce, racconta le guerre che caratterizzarono la fase comunale e signorile della storia d’Italia e testimonia la volontà di costruire fortezze inespugnabili che oggi rendono inconfondibile il paesaggio.
La storia di questo luogo diventa d’assoluto rilievo quando, nella battaglia di Cesano del 1462, Federico da Montefeltro sconfigge Sigismondo Malatesta, signore di Rimini, stabilendo il proprio primato sul territorio. A partire da questa data inizia la fioritura artistica del Ducato e Urbino, di cui i Montefeltro erano già signori dal 1234, è alla pari per importanza delle grandi capitali europee del Risorgimento: richiama infatti artisti del calibro di Raffaello Sanzio (1483-1520) e dell’architetto Francesco di Giorgio Martini (1439-1501), il quale darà un nuovo aspetto ai castelli, rielaborando il concetto di difesa militare nell’ottica delle nuove armi da fuoco.
Partendo dal centro di questa regione storica, su uno sperone roccioso dalle pareti a strapiombo sul suolo, sorge la Fortezza di San Leo, la cui architettura fu ridisegnata dal Martini in base alle nuove tecniche di guerra. Proseguendo per qualche chilometro verso ovest si delinea all’orizzonte la Rocca Fregoso, che domina il centro abitato di Sant’Agata Feltria dall’alto della rupe detta “Sasso del Lupo”.
Lasciata Sant’Agata Feltria si raggiunge Sassocorvaro, sulla cui sommità si erge la Rocca Ubaldinesca, la prima delle oltre 100 fortezze costruite dal Martini in tutto il Ducato. La sua particolarità balza subito all’occhio: le mura sono curvate a riproduzione della corazza di una tartaruga, simbolo dell’alchimia praticata dal committente Ottaviano Ubaldini.
Altra grande opera del Martini, rimasta purtroppo incompiuta, è la Rocca di Mondavio, in cui si passa da forme rotondeggianti ad altre angolari, ottagonali e trapezoidali, al fine di aumentare capacità difensiva e sicurezza.
Infine, sono degni di nota il Castello di Gradara, noto per l’ambientazione dantesca della tragica vicenda di Paolo e Francesca, e la Rocca di Maiolo, situata su un monte isolato con intorno rupi a picco e profondi burroni.