La cascata delle Marmore

Nascosta in una fitta e selvaggia vegetazione appare come d’incanto, lasciando il visitatore senza fiato, con un salto spettacolare e ricco di fascino.

L’aspetto attuale della cascata delle Marmore è frutto delle modificazioni indotte dall’uomo nel corso dei secoli sull’ambiente naturale. Le acque calcaree del fiume Velino straripavano nella valle creando una vasta zona paludosa e malsana; per far defluire queste acque, nel 290 a.C. il console romano Curio Dentato fece costruire un canale che le convogliasse verso la rupe di Marmore e da lì le facesse precipitare con un balzo complessivo di 165 metri nel sottostante fiume Nera. Occorreranno molteplici e numerosi interventi prima che l’architetto ternano Andrea Vici nel 1787-1788 trovasse la soluzione che diede alla cascata il suo aspetto definitivo, quello che ancora oggi si può ammirare.
La spettacolarità del salto, circondato da una natura rigogliosa e incantevole, ha colpito l’immaginario di viaggiatori, pittori, disegnatori e illustri poeti. Nel 1662 il poeta Salvator Rosa ha descritto la caduta dell’acqua come “cosa da far spiritare ogni incontentabile cervello” e George Byron nel IV canto de “Il pellegrinaggio del giovane Aroldo” la definirà “un’orrida bellezza”. Nel Settecento e nell’Ottocento la cascata era una delle tappe del Gran Tour, itinerario culturale a cui partecipavano nobili e intellettuali per completare la loro formazione culturale e approfondire gli studi. Il tour partiva da Parigi e attraversava i centri più importanti della cultura europea.
L’ambiente naturale che fa da contorno all’imponente muro d’acqua è uno dei più rigogliosi e particolari, con grandi esemplari di salici, ontani, lecci e di pini d’Aleppo spesso abbarbicati alle sporgenze calcaree. Le colline limitrofe sono ricoperte da querce, aceri e faggi. I fitti boschi che costeggiano il cammino del fiume sono popolati da molte specie di uccelli tra i quali il gheppio, il codirosso e la rondine montana.
Una tale risorsa naturale non è rimasta inutilizzata. Nella seconda metà dell’Ottocento iniziarono i primi studi su come sfruttare la potenza idrica delle acque del Velino e oggi il territorio della cascata è di proprietà dell’Enel, che trasforma in elettricità la potenza di queste acque. Dal 1998 l’Enel ha realizzato il primo impianto di illuminazione notturna di un bene naturalistico: un progetto che fonde acqua, luce ed energia e che crea uno spettacolo cromatico unico.
Le acque del fiume Velino non sono soltanto da ammirare, ma vengono utilizzate anche a scopo ricreativo: infatti, sono il luogo ideale per la pratica di molti sport come il kayak, il rafting, l’hydrospeed e il torrentismo.